Come funziona il percorso riabilitativo a base di onde d’urto focali?

2024-07-08
Come funziona il percorso riabilitativo a base di onde d’urto focali?

Le onde d'urto sono una terapia che utilizza onde acustiche meccaniche generate da appositi dispositivi. Queste onde hanno due effetti principali: si propagano nei tessuti rigenerando quelli danneggiati e producono un effetto antinfiammatorio e antidolorifico.

 

Un tempo utilizzate in medicina solo per la frantumazione dei calcoli renali, le onde d'urto hanno recentemente trovato applicazione anche in Ortopedia e Fisioterapia. Sono impiegate, infatti, da specialisti per trattare varie patologie muscolo-scheletriche, come tendinopatie o stiramenti.

 

Il trattamento con le onde d'urto prevede un ciclo di tre sedute, una volta a settimana. Ogni seduta include una rivalutazione del medico, non soltanto sul recupero funzionale dell'articolazione, ma anche sulla gestione del dolore e su eventuali effetti della precedente sessione. Al termine della seduta di onde d'urto viene sempre consigliato un riposo funzionale di almeno un paio di giorni, per evitare un'eventuale riacutizzazione del dolore.

 

Le onde d'urto sono un anello centrale della catena riabilitativa: il governo medico fisioterapico è fondamentale per seguire il percorso di recupero funzionale e dei tessuti del paziente. Per questo, le tre sedute di onde d'urto prevedono un’immediata rieducazione data da un trattamento manuale ed un esercizio terapeutico calibrato sulla patologia e sulle caratteristiche e del paziente.

 

 

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Mi chiamo Alessandra Comazzi, sono giornalista, torinese, ho 67 anni e sono neuropatica. Mi occupavo di spettacoli, facevo il critico televisivo per un quotidiano, La Stampa. Adesso mi occupo soprattutto di tornare a camminare e di reimparare a usare le mani. Un bel salto anche emotivo. Perché c’è la fede, certo, ma poi ci sono la carità, e la speranza. Le tre virtù cardinali. E ho imparato che forse, in certi momenti difficili, proprio la speranza è la virtù più impervia.

Rosso 32. Era il mio codice identificativo al San Camillo, il presidio sanitario che a Torino è specializzato in riabilitazione. I reparti dell’ospedale hanno il nome dei colori, Verde, Giallo, Lilla, Azzurro e, appunto, Rosso. Il 32 era il numero del mio letto. Un modo, forse, per colorare la vita dei pazienti affetti da menomazioni e disabilità, molti dei quali con validi motivi per vedere la vita in nero fosco, al massimo grigio. Potrebbe sembrare un modo puerile per affrontare la sofferenza, ma i padri Camilliani sanno quello che fanno.

 

Leggi la testimonianza nell'articolo de L'Osservatore Romano

Alessandra Comazzi, giornalista piemontese, racconta in modo profondo e coinvolgente la sua malattia e l’esperienza fatta tra le mura del nostro Presidio.

Ecco qualche breve stralcio dell’articolo:

 

"Rosso 32. Era il mio codice identificativo al San Camillo, il presidio sanitario che a Torino è specializzato in riabilitazione. I reparti dell’ospedale hanno il nome dei colori, Verde, Giallo, Lilla, Azzurro e, appunto, Rosso. Il 32 era il numero del mio letto. Un modo, forse, per colorare la vita dei pazienti affetti da menomazioni e disabilità, molti dei quali con validi motivi per vedere la vita in nero fosco, al massimo grigio. Potrebbe sembrare un modo puerile per affrontare la sofferenza, ma i padri Camilliani sanno quello che fanno.”

 

Infine aggiunge un ringraziamento molto speciale:

"La mia è una semplice testimonianza, non ho competenze tecniche o scientifiche. In questo percorso che non è solo riabilitativo, ma è anche di fede e ringraziamento, vorrei restituire a tutte le donne e gli uomini che mi sono stati e mi sono vicini, qualcosa di quello che mi è stato donato. Il dono di medici, infermieri, operatori sociosanitari, fisioterapisti, terapisti occupazionali, logopedisti, psicologi, è stata una continua ricerca di senso, oltre che di professionalità”

 

Leggi l’articolo per intero su La Stampa

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