La carrozzina a guida autonoma A.L.B.A. sbarca alla fiera della tecnologia GITEX di Dubai

2021-10-21
La carrozzina a guida autonoma A.L.B.A. sbarca alla fiera della tecnologia GITEX di Dubai

Continua il percorso di sviluppo e crescita di A.L.B.A., la carrozzina a guida autonoma, che questa settimana è sbarcata alla Gulf Information Technology Exhibition (GITEX) di Dubai.

Due prototipi innovativi sono stati presentati in una tra le più importanti manifestazioni fieristiche dedicata alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione negli Emirati Arabi Uniti, che si è svolta dal 17 al 21 ottobre.

A.L.B.A. (Advanced Light Body Assistants) è un sistema a supporto degli spostamenti del paziente che integra le migliori tecnologie provenienti dal mondo delle macchine a guida autonoma e della robotica.

L’obiettivo è creare un veicolo personale a mobilità aumentata che garantisca al paziente una maggiore autonomia e indipendenza in ambienti come gli ospedali e una migliore fruizione dei suoi servizi, grazie ai comandi vocali o da remoto.

Presentare i due prototipi in un contesto internazionale di tale portata permette di concretizzare l’idea di ALBA Robot di rendere smart le carrozzine tradizionali, puntando a migliorare il modo in cui si muovono le persone a mobilità ridotta con la creazione di veicoli personali autonomi e intelligenti.

Il progetto di questa carrozzina smart era stato presentato nel novembre 2019 presso il Presidio Sanitario, in un evento significativo di portata nazionale e internazionale. Ha poi ricevuto dalla Regione Piemonte il riconoscimento per poter proseguire nello sviluppo di un prototipo.

La nostra struttura, oltre a partecipare come “end user” all’interno del programma di sviluppo, è coinvolto con medici fisiatrifisioterapistiterapisti occupazionali, infermieri e informatici dell’Ospedale nonché con alcuni pazienti che hanno dato il loro contributo frutto delle esperienze, di breve o lungo periodo, vissute su carrozzine meccaniche ed elettroniche.

Il sogno dello sviluppo della carrozzina a guida autonoma prosegue!

2021-07-09
Il sogno dello sviluppo della carrozzina a guida autonoma prosegue!

Dopo aver ricevuto dalla Regione Piemonte il riconoscimento per potere proseguire nello sviluppo di “A.L.B.A.” grazie ai progetti di ricerca del Bando PI.TE.F. (Piattaforma Tecnologica di Filiera), il gruppo di lavoro ha pianificato un cronoprogramma che vede impegnato nella crescita e sviluppo del prototipo ancora una volta il Presidio come “end user”. A.l.b.a., come noto, era stata presentata a novembre del 2019 al San Camillo, in un evento significativo e di grande risonanza a sia a livello nazionale che internazionale.

Il Bando PITEF, in cui è inserita la nostra carrozzina, intende sostenere “Progetti strategici su tematiche di interesse regionale o sovra regionale” (Piattaforme Tecnologiche), promuovendo lo sviluppo di soluzioni innovative avendo, tra gli altri, i seguenti obiettivi prioritari:

  • sostenere e rafforzare le filiere produttive piemontesi, attraverso le opportunità di sinergia offerte dalle nuove tecnologie per mettere a fattor comune il patrimonio di ricerca e sviluppo e le expertise delle relative catene del valore;
  • incentivare la costruzione di sinergie fra imprese (aerospazio, automotive, chimica verde e innovazione per la salute);
  • stimolare programmi in grado di migliorare prodotti, servizi, processi e organizzazione sia delle singole imprese sia delle aggregazioni tra esse.

In questo contesto il San Camillo partecipa con orgoglio ad una attività che vede coinvolte numerose imprese del contesto cittadino ed anche di fama mondiale portando tutta la sua esperienza maturata in tema di carrozzine e disabilità. Nel gruppo è importante, per autorevolezza, anche la presenza del Politecnico di Torino con diversi suoi dipartimenti.

Per il San Camillo sono coinvolti in questo programma medici fisiatri, fisioterapisti, terapisti occupazionali, infermieri e informatici dell’Ospedale nonché alcuni pazienti che hanno dato il loro contributo frutto delle esperienze, di breve o lungo periodo, vissute su carrozzine meccaniche ed elettroniche.

La logopedia al San Camillo: diagnosi e patologie trattate

2021-10-07
La logopedia al San Camillo: diagnosi e patologie trattate

Uno degli ambiti d’eccellenza del San Camillo riguarda il servizio di logopedia e foniatria, dove vengono definiti percorsi di cura e di riabilitazione per il trattamento dei disturbi della comunicazione e del linguaggio, grazie al lavoro dell’equipe multidisciplinare.

Il Servizio di logopedia prende in carico in regime ambulatoriale, in convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale o privatamente, i soggetti con i disturbi della comunicazione e della deglutizione come i disturbi specifici del linguaggio, i disturbi dellapprendimento, le deglutizioni disfunzionali, i disturbi della voce. Vengono presi in carico anche tutti quei pazienti con quadri patologici legati a eventi neurologici e a patologie neurodegenerative.

Ma come funziona il servizio e di cosa si occupa nello specifico?

 

La differenza tra logopedista e foniatra

Prima di capire a chi rivolgersi, è bene comprendere gli ambiti d’azione di queste due figure professionali. Il logopedista è il professionista sanitario che si occupa di prevenzione, valutazione e trattamento riabilitativo delle patologie del linguaggio, della comunicazione e della deglutizione in età evolutiva, adulta e geriatrica.

Il foniatra è invece il medico specialista che si occupa della diagnosi e della cura dei disturbi relativi alla deglutizione e a tutti gli aspetti della comunicazione umana: voce, parola e linguaggio.

 

Come avviene una diagnosi di logopedia

Nell’ambulatorio viene dedicata particolare attenzione alla diagnosi e alla presa in carico precoce del paziente. È necessario infatti che il logopedista intervenga quanto prima, e che tutte le attività proposte siano svolte all’interno di un percorso che coinvolge tutte le figure professionali dell’équipe riabilitativa.

Le linee guida attuali per la diagnosi e la presa in carico prevedono le seguenti fasi:

  • Valutazione logopedica: test formali utili a valutare le capacità comunicative e linguistiche del soggetto;
  • Stesura piano di intervento: definizione di obiettivi a breve e a lungo termine condivisi, prima dell'attuazione dell'intervento, con il soggetto e con la famiglia;
  • Trattamento riabilitativo;
  • Verifica intervento: riproposizione della valutazione iniziale allo scopo di analizzare il raggiungimento, o meno, degli obiettivi prefissati.

Il foniatra, in presenza di disturbi della voce (disfonia) e della deglutizione (disfagia), esegue una visita che prevede un’indagine strumentale (nasofibroscopia) attraverso la quale indirizza il logopedista verso il trattamento specifico e personalizzato più efficace per il paziente.

 

Quando rivolgersi al logopedista

In età evolutiva è bene consultare il logopedista se il bambino:

  • a circa 2 anni non ha ancora iniziato a parlare e fa fatica a farsi capire
  • non si esprime in maniera comprensibile dopo i 3 anni
  • non pronuncia bene alcuni suoni
  • non è sempre in grado di comprendere ciò che gli viene detto
  • fa fatica a formulare frasi corrette
  • non deglutisce bene
  • ha difficoltà legate alle funzioni orali
  • balbetta
  • ha difficoltà a scrivere, leggere ed eseguire i calcoli.

In età adulta e geriatrica è importante rivolgersi al logopedista se sono presenti:

Giornata mondiale della Fisioterapia: l'importanza del fisioterapista nella gestione del Long Covid

2021-09-08
Giornata mondiale della Fisioterapia: l'importanza del fisioterapista nella gestione del Long Covid

La Giornata Mondiale della Fisioterapia, che ricorre l'8 settembre, rappresenta un’importante occasione per richiamare l'attenzione dei cittadini e dei media sul ruolo chiave dei fisioterapisti nel percorso verso la salute. Lo slogan scelto quest'anno è infatti: “Con la fisioterapia la vita si rimette in movimento” e il tema trattato riguarda il Long Covid. Questa patologia è definita in maniera preliminare come la presenza di segni e sintomi che si sviluppano durante o a seguito di un’infezione da Covid-19 che persiste per 12 settimane o più.

Si evidenzia soprattutto il ruolo fondamentale della fisioterapia nella gestione di questa sindrome. Nella riabilitazione, nel percorso verso la salute come per affrontare le patologie del Long Covid, fisioterapista e cittadini devono lavorare insieme, in modo da "rimettere la vita in movimento".

Anche quest'anno sono molte le campagne di sensibilizzazione, di comunicazione e gli eventi online organizzati dall'A.I.F.I. per avvicinare questa disciplina ai cittadini e alle altre professionalità mediche. Come l'iniziativa, a cui sono chiamati tutti i fisioterapisti, di indossare, per tutta la settimana dedicata alla fisioterapia, un nastro blu in simbolo di universalità che contraddistingue la professione.

L’importanza della collaborazione nel lavoro fisioterapico

La giornata mondiale della fisioterapia pone l’accento quindi sull’importanza della collaborazione tra paziente e fisioterapista nella fase di prevenzione, cura e riabilitazione, così come tra fisioterapisti e medici professionisti in altre specialità.

Ed è proprio su questo principio che si basa la proposta d’eccellenza del Presidio sanitario San Camillo di Torino. Ogni specialista è al lavoro per assistere il paziente nel percorso verso la ripresa della completa autonomia. Nel progetto riabilitativo individuale (PRI) interviene la professionalità dell’intera équipe riabilitativa composta da fisiatri, geriatri, consulenza specialistica cardiologia, ortopedica, foniatrica, infermieri professionali, operatori sociosanitari, fisioterapisti, terapisti occupazionali, logopedisti, neuropsicologi, psicologi e assistente sociale.

Oltre ad essere ospedale specializzato in recupero e rieducazione funzionale (RRF) e fornire attività di riabilitazione intensiva, svolgiamo interventi terapeutici quali terapia fisica strumentale, terapia manuale/manipolativa, massoterapia, terapia posturale, chinesiterapia, terapia neurocognitiva.

E la rete di collaborazione si spinge anche all'esterno della nostra struttura, grazie all'impegno dei professionisti nel campo della ricerca: molti studi riguardanti la riabilitazione e la fisioterapia sono stati pubblicati su riviste scientifiche internazionali oltre al progetto di teleriabilitazione in fase di sperimentazione.

Al San Camillo incontro con Erika Stefani, Ministra per le disabilità

2021-09-20
Al San Camillo incontro con Erika Stefani, Ministra per le disabilità

Oggi, 20 settembre, a partire dalle ore 17:00 il Presidio Sanitario San Camillo riceverà la visita di Erika Stefani, Ministra per le Disabilità. Sarà un incontro importante poiché parleremo della nostra struttura, presentando il lavoro che ogni giorno viene svolto e i nostri obiettivi. Soprattutto è un’occasione per affrontare tutte le problematiche che necessitano una serie di interventi non più rinviabili.

In particolare discuteremo di alcuni punti nevralgici, a partire da quanto fatto finora dal Presidio nello sviluppo di terapie domiciliari e teleriabilitazione, ormai diventata uno strumento importantissimo nel percorso di cura.

Il nostro Presidio è centro di riabilitazione d'eccellenza sul territorio, e le aree di specializzazione sono le patologie neurodegenerative come il Morbo di Parkinson e l’ictus.

Sappiamo bene quindi come le malattie neurologiche abbiano un impatto sulla sostenibilità del sistema socio-sanitario e come la frequente presenza di disabilità nei pazienti neurologici porti a gravi conseguenze economiche e sociali per le famiglie e per i caregiver di qualsiasi età.

In questi anni abbiamo infatti svolto un'importante azione di informazione, formazione e affiancamento ai caregiver, figura indispensabile per il suo costante supporto al malato ma che ancora oggi è spesso trascurata dalla medicina territoriale, soprattutto nel periodo di latenza tra l’insorgenza dell’evento di malattia e la presa in carico presso l’ente di cura.

Con la dott.ssa Stefani, ci sarà infine occasione di affrontare un altro tema di fondamentale importanza e che ha al centro la riabilitazione dei pazienti affetti dai Disturbi dello spettro autistico. Come centro d’eccellenza impegnato da oltre 18 anni sul territorio, sappiamo quanto sia fondamentale per bambini e famiglie la continuità, dalla diagnosi in età prescolare alla presa in carico dei pazienti. L’obiettivo è quindi quello di ampliare il servizio, aumentando le attività e riuscendo ad accogliere nel percorso anche bambini al di sotto dei sei anni d’età garantendo i trattamenti dovuti.

Alterazioni più comuni a carico del rachide: cosa sono e come curarle

2021-09-03
Alterazioni più comuni a carico del rachide: cosa sono e come curarle

Solitamente il mal di schiena non ha una causa ben definita, tuttavia esistono delle condizioni associate alla sua comparsa, come le alterazioni del rachide quali l’artrosi, losteoporosi, lernia a disco, le contratture muscolari.

La colonna vertebrale, o rachide può essere considerata il pilastro centrale del tronco, è formata da 32 vertebre e ciascuna di esse permette l’articolarsi del movimento. La colonna vertebrale è quindi la protagonista principale del movimento e la sua struttura risente positivamente e negativamente delle relazioni dell’ambiente esterno.

Vediamo ora le alterazioni più comuni del rachide:

  • L’artrosi è un processo degenerativo che comporta alterazione della cartilagine articolare, del disco intervertebrale e della parte ossea. L’artrosi può provocare: dolore locale, formazione di protuberanze ossee sul bordo della vertebra (becchi artrosici e osteiti) ed alterazioni dei rapporti articolari.

Questo può determinare una compressione del nervo fuoriuscente tra una vertebra e l’altra con conseguenti dolori e formicolii agli arti superiori o inferiori.

  • L’osteoporosi è la diffusa riduzione della densità ossea a carico delle vertebre. È causa di dolore.
  • L’ernia del disco si produce quando la parte centrale del disco invertebrate, detto nucleo polposo, attraversa l’anello fibroso che lo racchiude e fuoriesce, in tutto o in parte. Il nucleo fuoriuscito può andare a comprimere il midollo spinale o i nervi: ne derivano disturbi quali formicolii, parestesie, debolezza muscolare, dolore irradiato, deficit dei riflessi.

Le cause dell’ernia al disco sono perlopiù meccaniche, da sforzo o affaticamento in particolari posizioni.

  • Le contratture muscolari sono contratture di difesa che possono permanere più o meno a lungo e possono provocare dolore. Esse derivano solitamente da movimenti bruschi, posizioni scorrette, in seguito a dolori articolari o di compenso ad alterazioni posturali e scheletriche.

Come curare le alterazioni al rachide?

Per comprendere la natura del malessere è necessario capire se la patologia è legata ad un problema muscolo-scheletrico, o se invece è derivato da stress, posizioni scorrette, movimenti bruschi, dolori articolari sforzi o affaticamenti. È necessario quindi rivolgersi ad un esperto, come il fisiatra, che, all’evenienza, potrà ritenere opportuno approfondire la diagnosi con altri esami come per esempio la radiografia o una pratica riabilitativa.

Tutti interventi che potrai trovare presso il nostro Presidio Sanitario, sono:

  • Terapie fisiche: tutti i trattamenti che sfruttano energia meccanica, elettrica e termica,
  • Massaggi: che agiscono a livello superficiale sulla muscolatura contratta rilassandola,
  • Manipolazioniterapie manuali che agiscono sulle strutture muscolari e scheletriche.

Il metodo Pilates è un aiuto efficace alla realizzazione di una impalcatura muscolare di sostegno

2021-08-25
Il metodo Pilates è un aiuto efficace alla realizzazione di una impalcatura muscolare di sostegno

La pratica riabilitativa per la correzione e il sostegno del rachide deve restituire la dimensione di allenamento alle masse muscolari stabilizzatrici globali e parziali dei segmenti vertebrali. Il lavoro della ginnastica vertebrale non può più essere finalizzato alla sola mobilizzazione articolare e, per garantire un efficace intervento, occorre creare un’impalcatura muscolare di sostegno.

 

Il principio estrapolato dal lavoro di Jospeh Pilates si propone di identificare la muscolatura profonda dell’addome attraverso respirazioni diaframmatiche e, nel contempo, di creare esercizi articolari che mirino a un allungamento assiale. Per approfondire la materia il San Camillo Torino ha organizzato il corso “Approccio con il metodo Pilates”, in programma il 17, 18, 19 settembre 2021 presso il Presidio Sanitario.

Grazie alle lezioni della fisioterapista Michela Alvanini, i partecipanti conosceranno la giusta meccanica di attivazione muscolare per sviluppare forza nella muscolatura profonda, creare il supporto ideale per controllare la giusta posizione della colonna in neutro, organizzare una seduta di riabilitazione individualizzata alle esigenze e ai sintomi del cliente.

Quasi tutti i 40 esercizi originali del metodo Pilates verranno analizzati singolarmente sia in termini di corretta esecuzione sia come inquadramento in una specifica patologia. Verranno anche elaborati piani di trattamento su patologie di interesse riabilitativo. Parte fondamentale del corso è rappresentata dalle esercitazioni pratiche in cui i partecipanti svolgeranno gli esercizi per capirli e sentirli prima su loro stessi.

 

Per informazioni e iscrizioni scarica la brochure QUI

Ottimi risultati dal questionario di gradimento del Presidio Sanitario

2021-07-29
Ottimi risultati dal questionario di gradimento del Presidio Sanitario

Per il Presidio è sempre stato fondamentale raccontare in maniera trasparente l’attività che viene svolta nella struttura. E, insieme, valutare l’impatto che il lavoro di ogni giorno nella riabilitazione, nella ricerca e nella formazione, genera sui nostri stakeholder. Da diversi anni questo impegno culmina con il Bilancio Sociale, strumento di valutazione, rendicontazione e narrazione. Ma è un lavoro costante, che prende il via dai questionari di gradimento e da altre indagini come il Global Reporting Initiative Standards.

 

Anche quest’anno abbiamo quindi elaborato e sottoposto i questionari di gradimento che ci consentissero di valutare l’impatto sulle persone che vivono il San Camillo. Da questa indagine, svolta in maniera completamente anonima, abbiamo ottenuto diversi dati che riguardano, nello specifico, l’area ambulatoriale, il servizio Day Hospital, il servizio di Radiologia, il servizio dei ricoveri ordinari e dei ricoveri solventi.

I risultati, relativi al primo semestre del 2021 provengono da anni di lavoro nell’accoglienza e nella cura, nella ricerca e nella formazione, come nella comunicazione e nell’impegno con i caregiver. È un risultato che ci spinge a proseguire in questa direzione con energia e sempre più spirito di assistenza.

 

L’indagine sull’indice di gradimento è uno dei primi passi che ci porterà alla pubblicazione del prossimo Bilancio Sociale.

Un appuntamento diventato fondamentale che racconta l’evoluzione e la crescita del nostro ospedale anche dal punto di vista dell'impatto sociale che genera. Questo documento nasce dal nostro desiderio di comunicazione, confronto, trasparenza, verifica e impegno, per poter migliorarci sempre più nell'erogazione dei nostri servizi e nella loro ricaduta.

Lo studio sulla lombalgia del San Camillo è stato pubblicato su una rivista internazionale

2021-07-22
Lo studio sulla lombalgia del San Camillo è stato pubblicato su una rivista internazionale

Nuovo traguardo raggiunto dal team del San Camillo nel campo della ricerca: lo studio “Understanding regional activation of thoraco-lumbar muscles in chronic low back pain and its relationship to clinically relevant domains”, è stato pubblicato sulla rivista online internazionale BMC Musculoskeletal Disorders. Questo nuovo paper sulla lombalgia nasce dal progetto di ricerca vincitore del fondo per la promozione della ricerca scientifica in fisioterapia promosso da AIFI Piemonte e Valle d’Aosta in collaborazione con la Società Italiana Fisioterapia.

Il progetto ha coinvolto i fisioterapisti e i ricercatori Francesca Serafino, Marco Trucco, Adele Occhionero, Giacinto Luigi Cerone, Alessandro Chiarotto, Taian Vieira e Alessio Gallina ed è stato condotto al Presidio Sanitario San Camillo e al Laboratorio di Ingegneria del Sistema neuromuscolare (LISiN) del Politecnico di Torino.

Studi precedenti avevano osservato alterazioni nell’attivazione muscolare a carico dei muscoli estensori toraco-lombari durante task motori affaticanti ed ad alta intensità in soggetti che soffrono di lombalgia e finora non era stato indagato se queste alterazioni si verificassero simmetricamente tra i due gruppi muscolari a lato della colonna e se queste modifiche di attività muscolare fossero associate alla presenza di determinati fattori clinici e psicosociali. Partendo da queste incertezze, lo studio risponde a questi obiettivi: indagare se l’attivazione muscolare dei muscoli estensori lombari in soggetti con mal di schiena cronico differisce rispetto a soggetti asintomatici durante compiti funzionali come camminare, alzarsi e sedersi, piegarsi in avanti raggiungendo le ginocchia ecc. e analizzare eventuali associazioni tra possibili alterazioni di attività muscolare e fattori clinici e psicosociali indagati tramite questionari e scale di valutazione.

Lo studio e i risultati della ricerca

Allo studio hanno partecipato 21 persone con diagnosi di lombalgia cronica aspecifica e 21 persone senza dolore lombare. La distribuzione spaziale dell’attività muscolare è stata registrata usando la tecnica dell’elettromiografia di superficie (sEMG) e nello specifico applicando sulla cute dei soggetti delle matrici di elettrodi in corrispondenza dei ventri muscolari degli estensori toraco- lombari. Per ogni lato la distribuzione di ampiezza elettromiografica è stata analizzata in termini di intensità del segnale, di posizione di zona attività e di dimensione dell’area attività. Gli indici di asimmetria sono stati calcolati a partire da queste specifiche e la correlazione tra le due diverse popolazioni e i diversi compiti motori sono state effettuate tramite l’ANOVA. Successivamente le caratteristiche trovate significativamente differenti tra i due gruppi sono state correlate all’intensità di dolore riportato e alle altre variabili cliniche e psicosociali indagate.

Dallo studio è emerso che persone con mal di schiena cronico attivano i muscoli estensori toraco-lombari meno durante il movimento di antiversione del bacino e durante a fase di accettazione del carico nel cammino e che queste alterazioni correlano con la scala NRS del dolore: quindi soggetti con più bassa intensità di attività muscolare soffrono di dolore più forte. Questi risultati potrebbero portare allo sviluppo di nuove tecniche di valutazione di questi muscoli nella pratica clinica e allo sviluppo di nuove strategie di trattamento che migliorino i sintomi delle persone che soffrono di mal di schiena cronico.

L'articolo scientifico è disponibile QUI.

Il 14 luglio si festeggia san Camillo de Lellis: le opere nate dal suo carisma per il sollievo dei malati

2021-07-14
Il 14 luglio si festeggia san Camillo de Lellis: le opere nate dal suo carisma per il sollievo dei malati

Più cuore in quelle mani” è il messaggio che ha lasciato San Camillo de Lellis: un'attenzione verso i malati che andasse oltre la cura della sofferenza e che abbracciasse la persona intera. La sua opera ha segnato i secoli a cavallo tra XVI e XVII ed è giunta fino a noi, con una serie di ospedali, presidi e ambulatori che offrono un'accoglienza unica e ben identificata.

Mercoledì 14 luglio ricorre la festa di san Camillo de Lellis, che muore a Roma in questo giorno nel 1614, dopo un vita intensa e dedicata al prossimo. Non era sempre stato così perché Camillo, che nasce a Bucchianico (in provincia di Chieti) il 25 maggio 1550, in gioventù è un soldato di ventura, amante del gioco e di una esistenza al di là di ogni limite. La conversione avviene il 2 febbraio 1575, di ritorno al convento di Manfredonia, dove era stato accolto dai frati cappuccini: decide di diventare a sua volta frate e di dedicarsi ai malati.

È un compito che affronta con grande energia, creando la Compagnia che porta il suo nome, i cui sacerdoti si mettono al servizio degli ospedali sparsi per l'Italia. Camillo è alla base di scelte della moderna sanità, come la tecnica del cambio delle lenzuola senza spostare il malato dal letto o le regole per l'illuminazione e l'aerazione delle corsie ospedaliere. Oppure come le direttive agli infermieri, organizzati per turni e obbligati a riempire la “consegna” al termine del proprio lavoro. Innovazioni in cui il malato era sempre al centro di tutto. Come avviene oggi nelle opere camilliane.

La gestione del rischio clinico: uno strumento per migliorare l'assistenza al malato e la sua sicurezza al San Camillo

2021-07-01
La gestione del rischio clinico: uno strumento per migliorare l'assistenza al malato e la sua sicurezza al San Camillo

La sicurezza in ambito sanitario è un bene sia per gli operatori che per i cittadini, garantito tra l’altro dalla Carta dei Diritti del Malato che prevede:

Il diritto alla sicurezza (Chiunque si trovi in una situazione di rischio per la sua salute ha il diritto ad ottenere tutte le prestazioni necessarie alle sue condizioni e ha altresì il diritto a non subire ulteriori danni causati dal cattivo funzionamento delle strutture e dei servizi),

Il diritto alla protezione (Il Servizio Sanitario Nazionale ha il dovere di proteggere in maniera particolare ogni essere umano che, a causa del suo stato di salute, si trova in condizione momentanea o permanente di debolezza, non facendogli mancare l'assistenza di cui ha bisogno) e

Il diritto alla qualità (Ogni cittadino ha diritto di trovare nei servizi sanitari, operatori e strutture orientati verso un unico obiettivo: migliorare il suo stato di salute).

Poiché non è possibile immaginare un sistema sanitario (così come in ogni altra attività umana) nel quale non si verifichino mai eventi indesiderati con potenziali rischi per utenti e operatori, da anni il Ministero della Salute, ha promosso l’introduzione di percorsi di gestione e di assistenza all’interno del Sistema Sanitario ispirati proprio al tema della sicurezza.

Il primo passo per ottenere questo risultato è rappresentato dalla costruzione  di una cultura della sicurezza che coinvolga tutte le figure che ruotano intorno al Sistema Sanitario: operatori, pazienti, visitatori, fornitori ecc. L’impegno per la sicurezza deve coinvolgere tutti i livelli di un’organizzazione, dalla direzione al personale con qualunque mansione. Tutti devono essere responsabilizzati al fine di adottare un insieme di comportamenti individuali ed organizzativi basati su valori condivisi, i cui fondamenti sono rappresentati dalla conoscenza dei rischi delle attività e dalla creazione di un’atmosfera di lavoro che favorisca la segnalazione degli errori da parte degli operatori senza timore di biasimo e punizioni.

L’errore è inevitabile: la collaborazione a tutti i livelli per individuare i punti deboli e cercare soluzioni permetterà di non ripeterlo. A questo scopo naturalmente deve essere garantito l’impegno dell’intera organizzazione, a partire dalla direzione, ad investire risorse nella sicurezza. L’insieme delle azioni volte a valutare, identificare e ridurre gli eventi indesiderati preventivabili correlati all’assistenza sanitaria va sotto il nome di Gestione del Rischio Clinico (Clinical Risk Management).

Il Presidio Sanitario San Camillo ha sposato con convinzione questi principi ed ha messo in atto azioni di miglioramento continuo della qualità dell’assistenza soprattutto in quelle aree che si sono dimostrate essere più vulnerabili.

La Joint Commission, organizzazione non governativa internazionale non a scopo di lucro che promuove la sicurezza nelle strutture sanitarie, ha individuato sei aree di intervento particolarmente sensibili.

Di queste, cinque sono state oggetto di studio e di intervento nel nostro Presidio (cioè tutte tranne l’area chirurgica che non rientra tra le nostre attività):

  1. Identificazione del paziente: abbiamo introdotto codici a barre su braccialetto e lettore laser collegato alla scheda di terapia del paziente (il cosiddetto Foglio Unico di Terapia che è stato interamente informatizzato e che impedisce errori di somministrazione);
  2. Migliorare l’efficacia della comunicazione (risultato ottenuto con formazione specifica del personale e con la creazione di un Ufficio di Continuità Assistenziale che supporta i malati e i loro parenti nell’affrontare il reinserimento domiciliare);
  3. Migliorare la sicurezza dei farmaci ad alto rischio (gestione dei farmaci detti LASA che si possono confondere tra di loro e gestione delle soluzioni di potassio altamente rischiose, secondo direttive ministeriali);
  4. Ridurre il rischio di infezioni associate all’assistenza (formazione continua del personale, analisi reattiva e proattiva dei dati da parte di un’équipe dedicata);
  5. Ridurre il rischio di danno al paziente in seguito ad una caduta (formazione del personale, analisi personalizzata del rischio di caduta per ogni degente, educazione e addestramento del paziente e dei caregiver, a breve adozione di sistemi tecnologici di allerta per i pazienti non collaboranti).

A cura del Dott. Pietro Cerrato

Affrontare i disturbi dell'equilibrio per aver un corretto rapporto con il nostro corpo e con l'ambiente che ci circonda

2019-07-26
Affrontare i disturbi dell'equilibrio per aver un corretto rapporto con il nostro corpo e con l'ambiente che ci circonda

Dottor Pietro Cerrato, ci spiega, innanzitutto a che cosa facciamo riferimento quando parliamo di disturbi dell’equilibrio?
Controllare adeguatamente il nostro equilibrio significa saper gestire la statica eretta, i cambiamenti di posizione e gli spostamenti in modo congruo nelle varie situazioni ambientali. Quando si parla di equilibrio pertanto si intende un continuo aggiustamento delle varie parti del nostro corpo (la cosiddetta “postura”) nei rapporti tra di loro e rispetto all’ambiente che ci circonda. Questo compito è affidato a un sistema al quale partecipano più organi e apparati che, per la sua complessità, può portare a disturbi di vario tipo quali capogiri, vertigini, sensazione di testa vuota, insicurezza nel cammino spesso anche senza una vera patologia sottostante.

Il termine più corrente, in questa materia è: vertigini. Ma certamente non racchiude tutte le tipologie dei vari disturbi dell’equilibrio. Quali sono i principali disturbi che possono essere sottoposti a riabilitazione?
Per rispondere alla domanda devo fare una premessa. La parola vertigini è un termine tecnico che indica solo i disturbi dell’equilibrio nei quali il soggetto percepisce una sensazione di vera rotazione dell’ambiente che lo circonda o del suo corpo rispetto all’ambiente (rispettivamente vertigini soggettive o oggettive, in entrambi i casi legate sempre ad una patologia del sistema vestibolare centrale o periferico). Negli altri casi utilizziamo terminologie differenti a seconda del tipo di sintomi riferiti (instabilità, disequilibrio, oscillopsia, dizziness ecc..). Detto questo in realtà è più facile parlare di quali disturbi non sono soggetti a trattamento riabilitativo. Infatti, a eccezione di quei pazienti che per gravi problematiche di salute generale (in particolare su base cardiologica) non potrebbero partecipare a qualunque tipo di programma riabilitativo, per il resto l’unica controindicazione è rappresentata dall’impossibilità da parte del paziente nel fornire un livello minimo di collaborazione per gravi deficit cognitivi o altri disturbi psichiatrici. 

Le patologie principali di cui si occupa il nostro centro sono:

  • malattie vestibolari: esiti di labirintiti, vertigine parossistica posizionale benigna, malattia di Meniere, tumori, traumi

  • malattie neurologiche: danni di varia natura a carico delle strutture cerebrali e cerebellari

  • affezioni della colonna vertebrale: esiti di traumi distorsivi cervicali (colpo di frusta) disturbi posturali in genere, cervicopatie muscolotensive

Il disturbo dell’equilibrio colpisce solo le persone anziane o può invece manifestarsi anche prima?
I disturbi dell’equilibrio e le vertigini rappresentano uno dei più frequenti disturbi che portano alla richiesta di prestazioni sanitarie in tutte le fasce di età, soprattutto a partire da quella giovane-adulta e con ulteriore progressivo incremento con l’avanzare degli anni. Nell’anziano in particolare sono connessi con aumentato rischio di cadute, problema dalle conseguenze mediche, funzionali e sociali spesso rilevanti, ma anche nelle altre fasce di età il problema è molto diffuso e in aumento (si calcola circa 20-25% delle persone giovani-adulte).

Qual è l’obiettivo che il Presidio si pone nel processo di riabilitazione nei disturbi dell’equilibrio?
Gli obiettivi fondamentali perseguiti al San Camillo sono rappresentati per alcune patologie dal completo recupero della funzionalità del sistema dell’equilibrio, mentre in altre si cerca di raggiungere tramite compensi, strategie vicarianti e aumento della soglia di tolleranza degli stimoli disturbanti, la migliore qualità di vita possibile, anche grazie a un processo di educazione del paziente che gli permetta un’autogestione delle sue problematiche con il minor ricorso possibile a interventi sanitari.

Le cause che portano a una stabilità imperfetta hanno rilevanza o no nel metodo di riabilitazione?
Il progetto riabilitativo viene impostato prevalentemente sulla base dei riscontri clinici che emergono durante la valutazione del medico e del fisioterapista, più che sulla diagnosi. In pratica sono le caratteristiche del paziente che ci permettono di impostare un programma il più possibile personalizzato pur partendo da protocolli standardizzati internazionali di provata efficacia. Il nostro è un approccio ispirato alle migliori evidenze scientifiche (la cosiddetta EBM cioè evidence based medicine), ma al tempo stesso siamo consapevoli che ogni paziente giunge alla nostra osservazione dopo un suo particolare e unico percorso di vita e di malattia e con lui cerchiamo di costruire il trattamento.

Cosa deve fare un paziente che vuole intraprendere un percorso di riabilitazione presso il Presidio Sanitario San Camillo di Torino?
Il primo passo è la visita fisiatrica per i disturbi dell’equilibrio che il paziente può prenotare tramite impegnativa del medico di medicina generale o in libera professione. Il medico, in base alla visita e alla eventuale documentazione clinica in possesso del paziente, deciderà se richiedere ulteriori esami e consulenze specialistiche o se inserire direttamente il paziente in un programma personalizzato di riabilitazione. È bene che i pazienti si presentino alla visita accompagnati, in quanto gli accertamenti effettuati possono riacutizzare momentaneamente i disturbi dell’equilibrio e rendere sconsigliabile il rientro al domicilio da soli, soprattutto con autoveicoli.

“La persona con la malattia di Parkinson. Narrazioni di malattia, di vita e azioni di cura”: il nuovo libro che racconta la malattia e la riabilitazione su misura

2021-06-23
“La persona con la malattia di Parkinson. Narrazioni di malattia, di vita e azioni di cura”: il nuovo libro che racconta la malattia e la riabilitazione su misura

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa che richiede a tutti, dal paziente al caregiver, dal familiare alle figure assistenziali, di essere preparati e competenti in ogni stadio della malattia. Costruire percorsi di riabilitazione di maggiore efficacia per i pazienti affetti da Parkinson significa infatti mettere in campo interventi mirati da parte di operatori specializzati che sostengono il malato e i suoi familiari.
Ma, oltre che da un punto di vista medico, serve indagare la malattia anche da un punto di vista umano. Capire i problemi della persona assistita e della sua famiglia diventa uno strumento fondamentale nell’assistenza come nella riabilitazione.

Il libro “La persona con la malattia di Parkinson. Narrazioni di malattia, di vita e azioni di cura” nasce proprio con questo obiettivo.

Il libro, a cura dei professionisti Carla Bena, Elisabetta Iacono Pezzillo, Piero Bottino e Lorenza Garrino, vuole raccontare la malattia di Parkinson da diversi punti di vista, quello clinico e quello dei bisogni reali e quotidiani della persona assistita e dei familiari.
Il volume tratta con un approccio narrativo le esperienze delle persone malate, diventando così un vero e proprio strumento concreto per la costruzione dei piani di assistenza e cura.

Il Parkinson sta diventando sempre più diffuso nella popolazione, per questo ascoltare suggerimenti e criticità che arrivano dalle persone, apre alla possibilità di una medicina e una riabilitazione personalizzate.

Il Presidio da anni ha realizzato un percorso riabilitativo specifico per le persone affette da questa malattia neurodegenerativa e progressiva, che porta ad una sempre maggiore disabilità e al conseguente carico assistenziale. Ogni progetto di riabilitazione viene costruito infatti in base alle necessità del singolo paziente, senza trascurare le figure del caregiver e dei familiari che ricevono anzi sostegno con incontri formativi e, se necessario, psicologici.

Quindi per poter fornire un’assistenza che si occupi in maniera totale della persona e della sua famiglia in tutte le fasi della malattia, è imprescindibile l’integrazione e la rete con i servizi e i centri di riferimento.

Per questo motivo il libro raccoglie le esperienze ed il punto di vista di tutti gli attori coinvolti e vuole essere una fonte di suggerimenti pratici ed operativi per tutti coloro che quotidianamente si confrontano con questa malattia. È una sorta di “manuale narrativo” da utilizzare nella pratica quotidiana e da diffondere anche nella formazione continua ed accademica delle professioni della cura.

Sono storie di medici e operatori che si contaminano con discipline diverse dalla biomedicina, non per vezzo ma per necessità: la clinica, la vicinanza alla sofferenza sono occasione di travalicare confini delle aree disciplinari per meglio assistere e curare.

Il libro è acquistabile sul sito della Monduzzi Editore, su Amazon o direttamente presso il Presidio Sanitario, dal dottor Piero Bottino.

 

Gli autori del libro
 

Carla Bena
Medico dipendente ASL TO4. Responsabile S.S. Cure Domiciliari area sud-est. Medico di Distretto componente delle Commissioni Socio Sanitarie: Unità Valutativa Geriatria e Unità Valutativa Multidisciplinare Disabili.
Referente Aziendale e Regionale del progetto Rete HPH Ospedale e Territorio senza dolore e Referente Aziendale del progetto Rete HPH Integrazione Ospedale e Territorio. Componente della rete oncologica Piemonte Valle d’Aosta. Nell’ambito del proprio servizio e come docente di formazione Aziendali ed extra aziendali utilizza da anni nella pratica clinica la metodologia della Medicina Narrativa. Membro del gruppo di lavoro Aziendale ASL TO4 di Medicina Narrativa. Ha partecipato al Master di Medicina Narrativa Applicata (edizione 2014) organizzato dalla fondazione ISTUD Milano. Ha partecipato al workshop intensivo Scienza e tecnologia della Medicina Narrativa (edizione 2015) organizzato dalla fondazione ISTUD Milano. Coautore del testo “Storie che curano: la medicina narrativa in azione nelle cure domiciliari” Componente e socio della Società di Pedagogia Medica SIPEM dal 2010 ad oggi.

Piero Bottino
Medico, specialista in Geriatria (Università di Torino). Dottore di ricerca in Biologia e Patologia dell’Invecchiamento (Università di Genova). Dirigente in Fisiatria presso il Presidio Sanitario San Camillo di Torino. Membro dell’equipe riabilitativa dedicata a persone con Malattia di Parkinson dello stesso presidio.

Diploma in Counselling Sistemico presso l’Istituto Change (Torino). Da anni utilizza la metodica narrativa nella pratica professionale. Formatore in corsi per operatori sanitari su tematiche narrative e gestione delle relazioni nel mondo della cura. Membro della Società Italiana di Pedagogia Medica e della Società Italiana di Medicina Narrativa. Ha frequentato il Master in Medicina Narrativa Applicata presso la Fondazione ISTUD di Milano (2020). Autore di numerose pubblicazioni divulgative su tematiche inerenti la riabilitazione e la medicina narrativa.

Elisabetta Iacono Pezzillo
Infermiera presso ASL TO4 delle Cure Domiciliari Distretto di Settimo Torinese. Componente della Commissione Socio Sanitaria Unità Valutativa Geriatria. Coordinatore del gruppo di lavoro Aziendale ASLTO4 di Medicina Narrativa. Ha partecipato alla realizzazione di un progetto formativo di medicina narrativa per la rete oncologica del Piemonte e Valle d’Aosta. Da anni utilizza nella pratica assistenziale la metodologia della Medicina Narrativa, con esperienze di formatore a livello aziendale. Ha partecipato al workshop intensivo Scienza e tecnologia della Medicina Narrativa (edizione 2015) organizzato dalla fondazione ISTUD Milano. Coautore del testo “Storie che curano: la medicina narrativa in azione nelle cure domiciliari” Membro della Società di Pedagogia Medica SIPEM.

Lorenza Garrino
Professore aggregato e Ricercatore in Scienze Infermieristiche generali, cliniche e pediatriche presso l’Università degli Studi di Torino fino al 2020. Docente presso i corsi di Laurea e Master delle Professioni Sanitarie. Nella formazione per formatori utilizza da anni la metodologia della narrazione come dispositivo formativo di eccellenza, anche nell’ambito di percorsi di clinica della Formazione.  Coautore/autore di più di quaranta articoli di ricerca pubblicati dal 1988 ad oggi presso riviste italiane e straniere e di tre libri sul tema della Medicina narrativa. Componente della Giunta della Società Italiana di Pedagogia Medica-SIPEM.

Il progetto di teleriabilitazione protagonista dell'ultimo Update for lunch: online il video dell'incontro

2021-06-18
Il progetto di teleriabilitazione protagonista dell'ultimo Update for lunch: online il video dell'incontro

“La teleriabilitazione con l’action observation per le persone con malattia di Parkinson” è il progetto di cui si è discusso nell'ultimo incontro online di Update for Lunch.
Dopo un lungo periodo di interruzione sono tornati i consueti appuntamenti di approfondimento organizzati dal Presidio Sanitario e mercoledì 16 giugno è stato presentato il recente progetto avviato nel campo della teleriabilitazione.

Il team operativo è intervenuto per raccontare tutte le fasi della nuova proposta di teleriabilitazione: si è partiti dalla creazione di una web application per consentire la fisioterapia a domicilio sotto supervisione dei professionisti del San Camillo. Successivamente si è passati alla fase di sperimentazione sui pazienti affetti da malattia di Parkinson che, grazie agli esercizi di action observation, hanno svolto fisioterapia a domicilio una volta terminati i trattamenti riabilitativi in presenza nella struttura. Alla fine dell'incontro vengono analizzati i risultati ottenuti dalla sperimentazione.

All'incontro, che potete guardare nel video qui sotto e presente sul canale YouTube dell'Ospedale specializzato, sono intervenuti:

  • Dott. Marco Salza, Direttore Generale
  • Dott. Marco Trucco, Fisioterapista
  • Dott.ssa Valentina Iebole, Fondazione CRT
  • Dott. Piero Bottino, Dirigente medico
  • Dott.ssa Nadia Esposito

Il progetto è stato promosso dal Presidio San Camillo insieme al Dipartimento di Neuroscienze di UNITO e alle associazioni AIP e AIGP e cofinanziato, grazie al progetto VIVO MEGLIO, dalla Fondazione CRT.

 

Guarda il video

La neuropsicomotricità al San Camillo: intervista alla dottoressa Tnpee Maddalena Costamagna

2021-06-09
La neuropsicomotricità al San Camillo: intervista alla dottoressa Tnpee Maddalena Costamagna

Presso il nostro Ospedale Specializzato è attivo il servizio di Neuropsicomotricità dove ci occupiamo dei disturbi del Neurosviluppo nei soggetti in età evolutiva. Dopo la diagnosi da parte della NPI di riferimento, il San Camillo prende in carico in regime ambulatoriale, privatamente, i pazienti affetti dai disturbi del Neurosviluppo.
Ma quali patologie tratta e quando è utile rivolgersi ad uno specialista? La dottoressa Tnpee Maddalena Costamagna in questa intervista ci spiega l’importanza di un intervento precoce in caso di disarmonie, disturbi o ritardi nel percorso di sviluppo dei bambini.
 

Di cosa si occupa la Neuropsicomotricità e chi è il TNPEE?

Il Terapista della Neuropsicomotricità dellEtà Evolutiva (o TNPEE) è il Professionista Sanitario dell’Area della Riabilitazione che, riconosciuto con Decreto Ministeriale 5/1997, svolge attività di abilitazione, di riabilitazione e di prevenzione rivolte alle disabilità in età evolutiva, ovvero nella fascia di età 0-18 anni.
Il TNPEE partecipa all’intero processo di presa in carico dei pazienti in età evolutiva che presentano disordini dello sviluppo, in collaborazione con la rete di professionisti che si occupa del paziente.
La neuropsicomotricità ha quindi molteplici obiettivi generali: sostenere l’integrazione delle funzioni motorie-percettive, sviluppare le potenzialità presenti e aumentare il senso di efficacia e di autostima, sollecitando i processi di riorganizzazione funzionale e supportando i processi evolutivi del bambino, integrando le componenti emotive, intellettive e corporee attraverso l’azione e l’interazione.
Si rivela utile nel sostenere il percorso di sviluppo dei bambini nei quali si osservino delle disarmonie in alcuni degli ambiti relativi allo sviluppo motorio, sensoriale, emotivo, del linguaggio e della comunicazione, dellattenzione e degli apprendimenti scolastici (in età scolare).
 

Quindi quali disturbi evolutivi dello sviluppo o disabilità infantili tratta?

All’interno del nostro Servizio, la figura del Tnpee interviene nei seguenti ambiti:

  • ritardo psicomotorio (Disturbo Evolutivo Specifico Misto) nei bambini fino ai 3 anni
  • disturbo specifico della funzione motoria (disprassia e disturbi della coordinazione)
  • disturbi specifici dell’apprendimento (in particolare disgrafia)
  • disturbi non specifici legati ad altri disturbi del neurosviluppo (ADHD, Disabilità Intellettiva, Funzionamento Intellettivo Limite, Disturbi dello Spettro Autistico,..)
     

A che età si consiglia di rivolgersi ad uno specialista e in quali occasioni?

La letteratura medica sottolinea l’importanza di un intervento precoce, perciò si consiglia di rivolgersi ad uno specialista il più presto possibile, nei primi anni di sviluppo del bambino, laddove si osservino disarmonie rispetto a quanto atteso per l’età (ritardo nella comparsa della deambulazione autonoma, ritardo nella comparsa del linguaggio, difficoltà a livello emotivo-relazionale,..).

Per quanto riguarda invece i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, la diagnosi non può essere fatta prima della conclusione della seconda classe di Scuola Primaria: tuttavia, la presa in carico può avvenire anche precedentemente, in caso di segnalazione di difficoltà.
 

Come si struttura un intervento di neuropsicomotricità?

L’intervento neuropsicomotorio, così come gli altri interventi previsti nella presa in carico globale di un bambino con disturbo del neurosviluppo, prevede innanzitutto un invio da parte di un medico che ritiene necessario un approfondimento ed una possibile presa in carico (Neuropsichiatra Infantile, Pediatra, Fisiatra).
Dopodiché, l’intervento prevede una valutazione iniziale e la successiva stesura di un progetto riabilitativo per obiettivi. La valutazione può essere svolta attraverso testistica specifica e attraverso osservazioni informali del bambino.
Sulla base di ciò che è emerso dalla valutazione, unito alle esigenze riportate dalla famiglia e dalla rete del bambino, si definiscono, dunque, gli obiettivi prioritari dell’intervento. Questo può essere individuale o in piccolo gruppo, a seconda di quali sono gli obiettivi riabilitativi.
 

Psicomotricità e autismo, come e quando trattarlo?

L’intervento neuropsicomotorio risulta utile nei primissimi anni dalla diagnosi di autismo, in quanto attraverso la terapia psicomotoria (con strumenti prioritari quali il gioco e la relazione) si supporta lo sviluppo dell’intersoggettività, intesa come base fondante dello sviluppo emotivo-relazionale del bambino, fulcro delle difficoltà legate ai disturbi dello spettro autistico. L’intervento neuropsicomotorio in questo ambito si colloca all’interno di un’intervento multidisciplinare e si basa su metodologie e strategie specifiche validate scientificamente e riscontrabili nella letteratura medica.
 

Lo specialista di neuropsicomotricità interviene insieme ad altre figure mediche?

Il terapista della neuropsicomotricità lavora sempre in sinergia con l’equipe multidisciplinare che si occupa del bambino/ragazzo, al fine di lavorare su obiettivi comuni e concordati, in un’ottica biopsicosociale che promuova il benessere generale del paziente e del suo nucleo familiare. Le principali figure coinvolte sono il medico inviante, logopedista ed eventualmente educatore e psicologo/a, a seconda di qual è la rete che segue già il bambino.
 

Che importanza riveste il gioco nella riabilitazione neuropsicomotoria dei bambini?

Il gioco ha un ruolo centrale nello sviluppo del bambino, in quanto rappresenta lo strumento attraverso il quale il bambino interagisce con l’ambiente, con gli oggetti e con gli altri, e attraverso cui prende consapevolezza di sé e della sua capacità di agire; inoltre rappresenta una forte motivazione per il bambino. Per questo il Tnpee propone attività di tipo riabilitativo sotto forma di gioco, come strumento attraverso cui sviluppare e potenziare lo sviluppo linguistico e gestuale, le competenze motorie, le capacità imitative, relazionali e cognitive.

Update for Lunch, si riparte il 16 giugno con "La teleriabilitazione con l'action observation per le persone con malattia di Parkinson"

2021-05-31
Update for Lunch, si riparte il 16 giugno con

Mercoledi 16 giugno 2021 riprendono gli UPDATE FOR LUNCH del Presidio Sanitario San Camillo. Dopo l'interruzione a causa della pandemia riprende la tradizionale serie di incontri per la condivisione di progetti del Presidio Sanitario San Camillo di Torino.

L'evento si svolgerà in modalità online con orario 12.00-13.00.

L'argomento trattato sarà: "La teleriabilitazione con l'action observation per le persone con malattia di Parkinson". Il progetto, che è appena terminato, è stato promosso dal Presidio San Camillo insieme al Dipartimento di Neuroscienze di UNITO e alle associazioni AIP e AIGP e cofinanziato, grazie al progetto VIVO MEGLIO, dalla Fondazione CRT.

Durante l'incontro il team operativo illustrerà il percorso di creazione di una web application per poter effettuare la teleriabilitazione, la fase di sperimentazione con i pazienti e i risultati ottenuti.

Per poter partecipare è richiesta l'iscrizione tramite il seguente link:

A seguito dell'iscrizione sarà mandato il link per il webinar.

Vi aspettiamo numerosi!

Presidio San Camillo: centro di riferimento regionale per la cura dell’Osteoporosi

2021-05-26
Presidio San Camillo: centro di riferimento regionale per la cura dell’Osteoporosi

Centomila persone si fratturano il femore ogni anno in Italia, più di 7000 nella Regione Piemonte. Di queste persone, una ogni 5 muore per le conseguenze della frattura e più della metà di quelle che sopravvivono perde definitivamente la capacità di camminare o di vestirsi, lavarsi o svolgere altre attività della vita quotidiana senza bisogno di aiuto.

All’origine delle fratture di femore sta quasi sempre l’osteoporosi, che rende lo scheletro fragile: le ossa vanno incontro a fratture anche in assenza di traumi o con traumi minimi. La fragilità riguarda tutto lo scheletro e le fratture possono colpire così come il femore molte altre ossa, dalle vertebre alle coste, dalle ossa del polso a quelle della spalla, bacino, gamba e così via.

La Regione Piemonte ha da alcuni anni individuato pochi Centri Specializzati sul proprio territorio per la prevenzione e la cura dell’osteoporosi. Il Presidio Sanitario San Camillo di Torino è sede di uno dei Centri regionali. Si può accedervi tramite visita specialistica ambulatoriale. In quell’occasione il medico definisce qual è la gravità dell’osteoporosi (cioè qual è il rischio della persona di andare incontro a fratture) e individua quando possibile una causa specifica della fragilità dello scheletro.

Molte volte il medico si avvale della densitometria ossea eseguita nel Presidio con tecnica Dual Energy X-ray Absorptiometry (DXA): l’esame fornisce informazioni preziose sulla quantità di osso (massa ossea) e con l’integrazione del software Trabecular Bone Score (TBS), anche sulla sua qualità che contribuisce a definirne la resistenza. Altri esami radiologici e di laboratorio possono essere utili per completare la valutazione della fragilità scheletrica che comincia sempre e comunque dalla visita medica e dalla raccolta accurata di informazioni sullo stato di salute e sulle abitudini di vita.

La cura è di regola più efficace quando viene individuata una causa: curare la malattia causa di osteoporosi consente di curare al meglio l’osteoporosi. In ogni caso vengono fornite indicazioni relative allo stile di vita (alimentazione, attività fisica e abitudini voluttuarie) e per la prevenzione del deficit di vitamina D. Alle persone con osteoporosi più avanzata vengono riservati i farmaci, inclusi quelli iniettivi, di ultima generazione, che rinforzano lo scheletro e riducono efficacemente il rischio di frattura. Trattandosi di farmaci, per quanto in genere siano ben tollerati, il loro utilizzo è giustificato solo se il rischio di frattura è elevato.

Oltre alla fragilità dello scheletro c’è un’altra componente non meno importante che determina il rischio di fratture: la tendenza a cadere. Dopo i 65 anni una persona su 3 cade almeno una volta l’anno e dopo gli 80 anni una persona su 2. È importante capire se e come cade una persona. Molte volte per prevenire nuove cadute bastano provvedimenti facili da attuare e intuitivi come utilizzare calzature appropriate, sedersi su sedie stabili con braccioli, evitare l’uso di cera per pavimenti o svolgere attività a rischio in condizioni di sicurezza (per esempio indossare i pantaloni o la gonna da seduti).
La riabilitazione delle turbe dell’equilibrio da parte dell’equipe specializzata del Presidio interviene in casi selezionati. I fisioterapisti del Presidio hanno poi un ruolo decisivo quando una frattura si è comunque manifestata per ottimizzare il recupero funzionale, contrastare il dolore e favorire la ripresa della partecipazione alla vita familiare e sociale.

Dottor Marco Di Monaco
Specialista in Medicina fisica e riabilitazione, specialista in Endocrinologia e Malattie del ricambio

La ricerca sulla riabilitazione al San Camillo fa grandi passi in avanti

2021-05-18
La ricerca sulla riabilitazione al San Camillo fa grandi passi in avanti

La ricerca è lo strumento principale per costruire un futuro migliore nel mondo dell’assistenza e dei trattamenti di riabilitazione, per questo il nostro Ospedale specializzato è attivo nel campo della ricerca scientifica e clinica in diversi settori.

L’attività di ricerca è svolta attivamente dal personale del Presidio che è anche Provider Regionale ECM per professionisti sanitari. Il lavoro si avvale anche della collaborazione di altri professionisti provenienti da diverse parti di Italia e da altre strutture d’eccellenza e interessa diversi campi. I primi mesi del 2021, in particolare, hanno portato alla concretizzazione di numerosi risultati e passi in avanti nella riabilitazione: molte sono le pubblicazioni scientifiche apparse su prestigiose riviste internazionali Frontiers e Springer Nature.

I campi di ricerca hanno interessato soprattutto l’efficacia di nuovi approcci che vedono l’uso delle tecnologie digitali, i trattamenti di riabilitazione per le malattie neurodegenerative e la continuità assistenziale in caso di stroke.

I nuovi studi coinvolgono poi sempre di più il mondo digitale e gli strumenti tecnologici, a disposizione della salute e del servizio assistenziale per il paziente. È il caso per esempio della realtà virtuale che offre un approccio innovativo (motorio, sensitivo e ludico) di grande aiuto per supportare il recupero funzionale delle abilità nei pazienti affetti da disturbi cognitivi e motori.

Ed è proprio sull’utilizzo della realtà virtuale che si sono concentrati gli studi dei nostri professionisti.

Il primo lavoro indaga infatti l’integrazione della realtà virtuale nei trattamenti di riabilitazione per le patologie neurologiche ed è disponibile ai ricercatori di tutto il mondo sulla rivista online Frontiers.

A Multidimensional Virtual Reality Neurorehabilitation Approach to Improve Functional Memory: Who Is the Ideal Candidate? è curato da Carlotta Castiglioni, Patrizia Gindri e Marco Salza insieme a Sonia di Tella, Sara Isernia, Francesca Baglio e Johanna Jonsdottir del IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi ONLUS di Milano e a Cristina Gramigna, Samuela Canobbio e Franco Molteni di Villa Beretta, Centro di Riabilitazione dell'Ospedale Valduce di Como.

Il secondo studio indaga invece la riabilitazione in caso di ictus. Sappiamo bene che la continuità delle cure è una questione di fondamentale importanza nell’assistenza sanitaria per le persone colpite da ictus.
Da qui è nato il secondo studio pubblicato sempre su Frontiers, Virtual reality for motor and cognitive rehabilitation from clinic to home: A pilot feasibility and efficacy study for persons with chronic stroke a cura di Johanna Jonsdottir, Francesca Baglio, Patrizia Gindri, Sara Isernia, Carlotta Castiglioni, Cristina Gramigna, Giovanna Palumbo, Chiara Pagliari, Sonia Di Tella, Gloria Perini, Thomas Bowman, Marco Salza, Franco Molteni, vedendo la collaborazione di professionisti provenienti dall’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi ONLUS, dal nostro Ospedale San Camillo e dall’ Ospedale Valduce, Villa Beretta.

Lo studio indaga la fattibilità e l’efficienza di un approccio innovativo, HEAD (Human Empowerment Aging and Disability) per la riabilitazione motoria e cognitiva. Il nuovo approccio viene esplorato all’interno di un contesto di clinica e in continuità di cura presso il domicilio per le persone affette da ictus cronico.

Effectiveness of a dance-physiotherapy combined intervention in Parkinsons disease: a randomized controlled pilot trial è curato invece da Elisa Frisaldi, Piero Bottino, Margherita Fabbri, Marco Trucco, Alessandra De Ceglia, Nadia Esposito, Diletta Barbiani, Eleonora Maria Camerone, Federico Costa, Cristina Destefanis, Edoardo Milano, Giuseppe Massazza, Maurizio Zibetti, Leonardo Lopiano, Fabrizio Benedetti, professionisti del Presidio Sanitario, dell'Università di Torino e dell'Università di Genova.

In questo caso viene indagata l’efficacia di un nuovo intervento combinato danza-fisioterapia chiamato DArT, in pazienti affetti da Morbo di Parkinson in forma lieve L'articolo scientifico è stato pubblicato da Springer Nature, gruppo editoriale riconosciuto a livello globale nel campo della ricerca ed è disponibile online sul sito ufficiale ai professionisti di tutto il mondo.

Voci e testimonianze nella Giornata Mondiale dell’Infermiere

2021-05-12
Voci e testimonianze nella Giornata Mondiale dell’Infermiere

Vorremmo celebrare la Giornata Mondiale dell’Infermiere prima di tutto rivolgendo un pensiero a tutti i colleghi che, colpiti direttamente e indirettamente dalla pandemia, hanno dato la propria vita per gli altri, in nome del loro lavoro.

Molte sono state le immagini diffuse durante tutto il periodo d’emergenza, tantissime le parole pronunciate, molti i discorsi riportati per iscritto.

Ma oggi, vorrei che fosse il tempo del silenzio rigenerante, del recupero e dell’ascolto: delle nostre emozioni, delle gratificazioni, delle paure e delle incertezze, della passione e degli slanci. Il tempo di rimettere a fuoco il nostro specifico, che racchiude relazione, educazione terapeutica, tecnica, conoscenza, formazione: tutte insieme.

In tutto il mondo l’infermiere è vicino alle persone: a casa, sul territorio, negli ospedali, nelle residenze, nelle comunità. Ma anche nelle università, nelle direzioni strategiche, in politica. In tempo di pace come in guerra, nell’ ordinarietà e nella straordinarietà.

Recuperiamo, allora, il tempo per guardarci dentro: al cuore della professione, al suo senso più profondo e nel contempo elevare lo sguardo, crescere, immaginare un sistema assistenziale che personalizzi il prendersi cura, un sistema assistenziale interconnesso con le altre professioni per rendere sempre più la persona, soprattutto se malata, unica!

Dr.ssa Valeria Miazzo
Infermiera, direttore del Servizio Infermieristico e assistenziale

 

Guarda il video con le testimonianze dei nostri pazienti!

 

Grazie a tutto il nostro personale! 


Realtà Virtuale nella riabilitazione motoria e cognitiva per i pazienti colpiti da ictus: il nuovo studio del San Camillo sulla rivista internazionale

2021-04-20
Realtà Virtuale nella riabilitazione motoria e cognitiva per i pazienti colpiti da ictus: il nuovo studio del San Camillo sulla rivista internazionale

Assicurare la continuità delle cure, soprattutto nel passaggio dalla terapia in clinica al ritorno nel proprio domicilio, è fondamentale per la riabilitazione dei pazienti colpiti da ictus. Proprio dalla necessità di garantire un’assistenza sanitaria all’insegna dell’innovazione e al passo coi tempi, prende il via il nuovo lavoro di ricerca a livello internazionale del San Camillo.

Lo studio Virtual reality for motor and cognitive rehabilitation from clinic to home: A pilot feasibility and efficacy study for persons with chronic stroke è stato riconosciuto di forte interesse scientifico nel campo neurologico e quindi pubblicato sulla rivista Frontiers e disponibile per i ricercatori di tutto il mondo.

Il lavoro è stato curato da Johanna Jonsdottir, Francesca Baglio, Patrizia Gindri, Sara Isernia, Carlotta Castiglioni, Cristina Gramigna, Giovanna Palumbo, Chiara Pagliari, Sonia Di Tella, Gloria Perini, Thomas Bowman, Marco Salza, Franco Molteni, vedendo la collaborazione di professionisti provenienti dall’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi ONLUS, dal nostro Ospedale San Camillo e dall’ Ospedale Valduce, Villa Beretta.

Le nuove tecnologie, le sperimentazioni e la ricerca ci forniscono delle possibili soluzioni a tali questioni.

Il nuovo studio intende indagare proprio la fattibilità e l’efficienza di un approccio innovativo per la riabilitazione motoria e cognitiva della salute digitale, concentrando la propria attenzione all’interno di un contesto in clinica e in continuità di cura per le persone colpite da ictus cronico.

L’utilizzo della realtà virtuale offre un approccio innovativo (motorio, sensitivo e ludico) per supportare il recupero funzionale delle abilità nei pazienti affetti da disturbi cognitivi e motori. Per questo all’interno del nostro Presidio promuoviamo trattamenti con la realtà virtuale tra le prestazioni di fisioterapia.

 

L'articolo scientifico è disponibile qui.
Degenza

Il Presidio sanitario San Camillo, in qualità di ospedale specializzato in Recupero e rieducazione funzionale...

Day Hospital

La degenza a ciclo diurno presso il Presidio sanitario San Camillo consiste in un ricovero programmato...

Prenotazione prestazioni private

In questa sezione potete richiedere la prenotazione per una prestazione ambulatoriale privata...

Convenzioni

Il Presidio Sanitario San Camillo è convenzionato con assicurazioni, fondi e casse integrative per l'erogazione...