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È possibile fare prevenzione per il linfedema secondario?
Ultimamente è stato osservato come il linfedema secondario, soprattutto quello derivante da trattamenti oncologici, stia pian piano diminuendo in base ai diversi tipi di chirurgia.
Questo risultato è legato alle nuove indicazioni oncologiche più moderne, e in particolare alle migliori tecniche chirurgiche adottate.
Perché oggi il rischio di linfedema secondario è in calo?
Le tecniche più recenti permettono di ledere soltanto il linfonodo sentinella, evitando in molti casi l’asportazione completa delle sezioni linfonodali, ad esempio nel cavo pelvico o nel cavo ascellare.
Queste modalità chirurgiche più conservative riducono la possibilità di insorgenza del linfedema, rappresentando un importante passo avanti nella prevenzione secondaria.
Il linfedema può manifestarsi a distanza di anni dall’intervento?
Sì, i linfedemi secondari possono manifestarsi anche venti o trent’anni dopo l’intervento chirurgico primario.
Per questo motivo è importante mantenere sotto controllo l’arto affetto, anche a distanza di molto tempo dall’intervento iniziale.
Cambio al vertice al Presidio dopo che il direttore generale, Marco Salza, ha concluso il proprio incarico per pensionamento.
La sua prevalenza aumenta con l'età e si stima che in Italia tra il 2% e il 15% della popolazione ne sia affetto.
Le origini del linfedema possono essere diverse.