Portale della Fondazione Opera San Camillo - Centro specializzato osteoporosi a Torino - Torino

Osteoporosi e malattie metaboliche dell'osso

 

MODALITÀ DI ACCESSO E PRENOTAZIONE

Per informazioni e prenotazioni si può chiamare il numero 0118199568 dal lunedì al venerdì, dalle 14 alle 16.

L'équipe

Dottor Marco Di Monaco
Specialista in Medicina fisica e riabilitazione, specialista in Endocrinologia e Malattie del ricambio

Dottoressa Francesca Bardesono
Specialista in Fisiatria e Medicina fisica e riabilitazione

Dottoressa Carlotta Castiglioni

Specialista in Geriatria

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Cause, sintomi e prevenzione dell'osteoporosi

 

Le malattie osteometaboliche sono quelle che interessano l'apparato scheletrico. Il Presidio Sanitario San Camillo si occupa ormai da anni dello studio e del trattamento delle malattie metaboliche dell'osso. Le più conosciute sono osteoporosi, osteomalacia e rachitismo.

 

Di cosa si occupa il Centro specialistico per l'osteoporosi

Il centro di II livello per le malattie metaboliche dell’osso è riconosciuto nel panorama torinese come punto di eccellenza nel settore. Dal punto di vista istituzionale ha avuto riconoscimento ufficiale dalla Regione Piemonte con la legge regionale n. 61 del 12 dicembre 1997 e, successivamente, dalla Direzione regionale controllo delle attività sanitarie, con nota 6807/29 del 21 aprile 2005.
Il centro lavora in una rete piemontese dedicata, presente in un gruppo multidisciplinare per l’appropriatezza della gestione diagnostica e terapeutica delle malattie metaboliche dell’osso istituito dalla Regione Piemonte nel luglio 2008 (determinazione 449 Direzione sanità).

Il personale medico dedicato ha una precisa formazione specialistica ed è presente nel panorama nazionale e internazionale con pubblicazioni scientifiche e come relatore a congressi del settore. La missione del centro è quella di fornire al paziente un approccio interdisciplinare all’inquadramento clinico, alla prevenzione, alla terapia farmacologica e alla riabilitazione delle patologie dell’osso.

Al Presidio Sanitario San Camillo i medici specialisti lavorano in stretta collaborazione con:

  • il servizio di Radiologia del Presidio (che effettua la densitometria ossea con tecnica DXA e la morfometria vertebrale)
  • il laboratorio analisi (che garantisce gli esami per la diagnostica delle diverse forme di osteoporosi e delle altre malattie dell’osso)
  • i servizi di riabilitazione

 

Accedono al Centro:

  • pazienti ambulatoriali inviati dal medico di famiglia con richiesta di visita fisiatrica e valutazione clinica per osteoporosi o altre malattie metaboliche dell'osso 
  • pazienti ricoverati presso il Presidio con diagnosi d'ingresso di frattura prossimale di femore o di altre fratture non dovute a traumatismo efficiente
  • pazienti ricoverati presso i reparti o presso il Day Hospital con evidenza o sospetto di malattia osteometabolica
Tutto quello che c'è da sapere sull'osteoporosi.

L'osteoporosi è un insieme di condizioni che rende le ossa fragili, ossa che normalmente hanno una certa resistenza diventano fragili e si fratturano. 

Questa è la manifestazione clinica dell’osteoporosi. Le ossa si fratturano spontaneamente o più comunemente a seguito di un trauma minimo, non efficiente ovvero che non sarebbe capace di fratturare un osso sano, ma capace di fratturare un osso osteoporotico.

Un esempio di questa condizione? 

L'esempio più classico è la caduta dalla stazione eretta in ambiente piano di un soggetto anziano cade e si frattura il femore.

L'osteoporosi è una condizione senza sintomi

Un paziente, infatti può avere un quadro di compromissione grave dello scheletro e non avere nessun sintomo, né dolori ossei né dolori muscolari. 

Si può quindi dire che l'osteoporosi non è annunciata da una sintomatologia, che si manifesta quando compaiono le fratture. 

 

L'unica manifestazione clinica dell'osteoporosi sono le fratture

Un'attenzione particolare va posta al mal di schiena, dietro a un dolore alla schiena può esserci una frattura o più fratture delle vertebre e se non viene effettuata una radiografia della colonna, possono passare come non diagnosticate.

Nelle persone che non hanno avuto avuto fratture, l’esame diagnostico cardine dell'osteoporosi resta la densitometria ossea

L’esame si conduce con una tecnica ormai consolidata: doppio raggio x o DXA (Dual-energy X-ray Absorptiometry) che consente di valutare l'integrità dello scheletro anche prima che compaiono le fratture. 

È importante dire che non c'è un’unica e stretta corrispondenza tra densità ossea e osteoporosi, perché sono molti i fattori che ci consentono di diagnosticare la fragilità scheletrica anche prima che compaiono le fratture:

  • malattie che sono causa di osteoporosi
  • la familiarità, un elemento di grande rilievo. 
  • farmaci che possono compromettere l’osso.

La valutazione della persona per la fragilità scheletrica prima delle fratture non può prescindere dalla densitometria, ma mette insieme quest’ultima e un insieme di elementi di rischio clinico: i fattori di rischio.

Una domanda molto comune che viene fatta ai medici è: quando conviene fare l’esame della densitometria ossea?

Da linee guida nazionali e internazionali si consiglia, per i pazienti che non possiedono fattori di rischio relativi alla fragilità scheletrica, di farla a 65 anni nel caso delle donne e 70 nel caso degli uomini.

Queste età si riducono se ci sono dei fattori di rischio, qualche esempio?

  • se c'è la familiarità
  • se c'è un peso corporeo particolarmente basso 
  • se c'è una malattia, causa di osteoporosi secondaria
  • Se c'è un trattamento con farmaci che compromettono lo scheletro 

In genere anche per le donne all'età della menopausa, si consiglia di anticipare questa valutazione.

Curare l'osteoporosi vuole dire evitare le fratture o prevenirle. 

Cominciamo a elencare le tre regole o consigli fondamentali validi per tutti i pazienti di ogni età:

  • non fumare
  • svolgere regolare attività fisica
  • avere un buon introito di calcio con gli alimenti

Quando invece il rischio di frattura comincia a essere consistente, la densità ossea è molto ridotta e magari sono già comparse delle fratture, allora conviene l’utilizzo di farmaci

Abbiamo molti farmaci di categorie diverse, straordinariamente efficaci: in alcune condizioni riducono il rischio di frattura anche del 90% e vanno utilizzati tenendo conto del rapporto rischio- beneficio .

È bene utilizzarli quando il rischio di frattura è così alto che il beneficio atteso dal farmaco supera i rischi del farmaco. 

La prevenzione delle cadute degli anziani

Un aspetto particolare, spesso trascurato, è quello della prevenzione delle cadute nell'anziano. 

Le persone anziane cadono per le ragioni più varie, Uno su due di noi, dopo gli 80 anni, cade almeno una volta all'anno e le cadute sono una concausa importante di frattura: l'osso fragile si frattura in genere a seguito di una caduta. 

Va bene rinforzare le ossa con i farmaci, ma altrettanto importante è cercare di ridurre il rischio di cadere con una serie di interventi:

  • esercizio fisico
  • modifiche strutturali dell'ambiente di vita quotidiano
  • adozione di cautele nelle attività quotidiane per ridurre il rischio di cadere

La domanda sui fattori di rischio nell’osteoporosi è molto importante perché anche se è vero che il dato della densità media è rilevante, ci sono altri elementi di rischio clinici che a volte vengono trascurati. Per esempio, una cosa che si considera poco è la familiarità: avere un genitore che si è rotto il femore a seguito di una banale caduta segnala un rischio doppio di avere delle fratture da fragilità. La familiarità, quindi, è un fattore di rischio che gioca un ruolo molto potente.

La menopausa incide sull’osteoporosi?

Certamente può incidere una menopausa precoce, e in generale un periodo di vita fertile ridotto, intendendo per periodo fertile l’intervallo che va dal menarca (prima mestruazione) e menopausa.

Un altro fattore di rischio è il peso corporeo se particolarmente basso: le persone molto magre sono a rischio di osteoporosi. Si è capito peraltro negli ultimi anni che anche le persone obese, contrariamente a quanto si poteva pensare, sono a rischio di fratture. In questo caso diventa chiaro come la densità ossea non sia esaustiva: nelle persone obese la densità ossea è buona e questo ci portava a pensare che avessero un basso rischio di fratture; ma non è così, perché la qualità dell'osso nelle persone obese è peggiore anche in presenza di buoni livelli di densità ossea. Per loro, come per chi soffre di diabete o chi è trattato con cortisonici, c'è un rischio aumentato di fratture: moltissime malattie, infatti, così come molti farmaci, determinano fragilità scheletrica.

L'osteoporosi non è assolutamente un problema solo femminile. È vero che la fragilità ossea è più comune nelle donne e quindi in loro sono più comuni le fratture, ma è tutt'altro che una condizione limitata a questa popolazione. Se guardiamo il numero di fratture di femore, il rischio è circa di tre volte superiore nelle donne. Vuol dire, però, che una frattura su quattro avviene nel maschio.

Tenendo conto del fatto che ci sono più donne anziane che uomini anziani, a parità di età il rapporto è soltanto di 2 a 1. Insomma, gli uomini non possono stare tranquilli su questo aspetto. Anche per loro, infatti, esiste il problema delle fratture da fragilità e anche per gli uomini, quindi, vale la regola che è opportuno fare sempre una valutazione dei fattori di rischio, e quando è il caso anche densitometrica e clinica.

Non solo, proprio se approfondiamo i fattori di rischio, notiamo che lo stile di vita incide moltissimo, in particolare l’eccessivo consumo di alcolici e tabacco; per queste dannose abitudini la percentuale di uomini è notevolmente maggiore di quella delle donne, e questo può avere un impatto anche sull’insorgenza dell’osteoporosi.

L’osteoporosi più comunemente si osserva nelle persone avanti con gli anni. L'età di per sé, infatti, incide moltissimo sulla fragilità scheletrica. Però qualche volta nel nostro CSO, il Centro Specialistico per l’Osteoporosi ci troviamo di fronte ad osteoporosi nei giovani.

Ci sono farmaci che possono causare fragilità ossea?

Quasi sempre in questi casi la condizione è secondaria a un'altra malattia o all'uso di farmaci. In particolare l'uso di cortisonici in pazienti giovani nella cura di condizioni traumatologiche, di malattie neurologiche, gastroenterologiche e respiratorie. Ma l'uso protratto di cortisonici è un potente fattore di rischio per la fragilità scheletrica.

Anche gli anticonvulsivanti, somministrati alle persone che hanno delle crisi epilettiche e devono prendere farmaci per prevenirle lungo il corso della vita, spesso fin da bambini o da giovani, hanno un impatto importante sulle ossa.

Diciamo tutto questo perché questi soggetti devono essere tenuti sotto controllo anche per quel che riguarda la fragilità scheletrica. Purtroppo ci capita quotidianamente in ambulatorio di vedere persone che avevano un fattore di rischio potente, come un trattamento con farmaci o una malattia che compromettono lo scheletro.

Questi pazienti sono seguiti da specialisti d'organo che somministrano questi farmaci o che seguono la malattia di base, ma che non pensano alle conseguenze sulle ossa. È invece particolarmente importante pensarci in questi casi, perché una cura precoce può abbattere notevolmente il rischio di fratture in futuro.

Le cause dell’osteoporosi in gravidanza

La gravidanza è una condizione di particolare stress per il corpo della madre: le ossa tendono a indebolirsi a causa dello sviluppo del feto che necessita di molto calcio per la formazione dello scheletro. Per questo motivo l’organismo della donna nel periodo di gestazione si adatta, assorbendo meglio il calcio.
In allattamento, invece, il fisico della donna è impegnato a fornire gli elementi per costruire l’ossatura del neonato attraverso il latte materno senza reazioni adattative di supporto; per questo motivo bisognerà garantire alla madre un buon introito di calcio con gli alimenti e prevenire il deficit di vitamina D, necessaria per la formazione dello scheletro del nascituro. 
A questo proposito, anche il Ministero della Salute raccomanda che tutte le donne in gravidanza e in allattamento assumano la vitamina D: una prassi corretta, perfettamente in linea con la letteratura internazionale e che può consentire di ridurre i rischi di osteoporosi.

I rischi dell’osteoporosi in gravidanza

Le conseguenze possono essere anche molto gravi e la futura madre potrebbe trovarsi in condizioni di rischio anche svolgendo semplici attività quotidiane.

Nel nostro Presidio spesso incontriamo donne giovani e sane che vanno incontro a problematiche di questo tipo a seguito di una normale gravidanza o di un periodo di allattamento.

Pazienti di 30 anni con fratture vertebrali motivate da un allattamento in carenza di calcio e senza integrazione di vitamina D.

L’incidenza dell’osteoporosi nelle donne in gravidanza è, infatti, una patologia poco considerata, spesso i dolori della futura madre o della puerpera sono associati agli sforzi richiesti dal neonato. Ma dietro a un banale mal di schiena possono esserci problematiche a cui dedicare la dovuta attenzione. 

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